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impegno con l'Unesco

a proposito di...

Partita dalla cittadina di Bisceglie, in Puglia, la missione di un libro delle edizioni neomediaitalia, unico nel suo genere, nato da un'esigenza che in molti presso il club Unesco di quella cittadina, avevano condiviso: assurgere la figura dell'arbitro a "patrimonio giuridico" dell'umanità. Un bene da custodire, dunque, e da difendere in mezzo a campi di calcio e di altri sport dove ogni squadra, ogni atleta, ogni club vorrebbe vincere, spesso, a tutti i costi. Accade così che la figura dell'arbitro, a cui demandiamo di far valere in campo il rispetto delle regole del gioco, della legalità e dello spirito sportivo, sia non solo insidiata ma, non di rado, messa a dura prova dalla tracontanza di certo tifo che di sportivo ha nulla o poco.

Con l'Unesco a favore 

dello sport per dare profilo morale agli arbitri...

"Nino e il calcio di rigore. Ovvero l'etica nello sport e nella vita" è un libro nato per una missione di cui l'Unesco si farà carico. Ha grandi obiettivi e uno scopo che potrebbe rivoluzionare l'idea che tutti hanno avuto finora dell'arbitro, garante di regole e di obiettività in ogni sport agonistico.




Il testo di Francesco De Gregori parlava di un ragazzo che sbagliò un calcio di rigore ma anche di un giudizio che mai si doveva dare per quel solo rigore sbagliato. C'era e c'è poesia in quella canzone del cantautore romano così colto ed arguto come nelle sue altre canzoni. Una leggerezza capace di raccontare l'amore, la delusione, la tristezza, la vita.
Il testo dice: "Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, sole che batte sul campo di pallone e terra e polvere che tira vento e poi magari piove. Nino cammina che sembra un uomo, con le scarpette di gomma dura, dodici anni e il cuore pieno di paura. Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori che non hanno vinto mai ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar, e sono innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai. Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai. Nino capì fin dal primo momento, l'allenatore sembrava contento e allora mise il cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento. Prese un pallone che sembrava stregato, accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare ed il portiere lo fece passare. Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette, questo altro anno giocherà con la maglia numero sette".
Ed è da quell'humus di poesia ed arte che il libro di Francesco De Rosa e Pasquale D'Addato ha mosso il resto dei passi dando a Nino, personaggio di quella canzone e di un'epoca di disillusioni che De  Gregori con quella canzone volle cantare,  che si svolge per intero la trama di una inchiesta che si è fatta romanzo, accadimento di una vita.
Tutto nel libro serve per comprendere, con realtà e dati, in quali e quanti modi l'arbitro in mezzo ad una gara sportiva rappresenta le regole, le legalità, lo spirito stesso dello sport che deve tutelare, difendere, garantire.
Nino, nella canzone come nel libro, è nato, nell'anno 1968. E' tenace Nino, che riesce a sfidare le avversità della vita. Che subisce il danno di ingiustizie sul campo di calcio e fuori ma non si arrende cercando e testimoniando i valori dell'etica nello sport come nella vita. Così una storia calcistica che sembrava finita apre alla vita una stagione inattesa lungo la quale Nino non perde mai di vista le sue "stelle" polari: passioni della vita e dello sport. Animato da quelle e dall'idea di vedere nello sport la metafora migliore che si possa avere o dare alla vita.  
Il cammino che sta facendo e che farà il libro, grazie anche a presentazioni e a testimoni importanti servirà a raggiungere l'obiettivo che si è dato che, a giudicare dall'esordio di Bisceglie, con i vertici dello sport, dell'Associazione Italiana Arbitri di Calcio e della stessa prestigiosa UNESCO che difende e tutela in ogni parte del mondo i luoghi d'arte e di valore artistico/culturale c'è da scommetere che quel traguardo di dare agli arbitri di ogni disciplina una "tutela morale" universale non mancherà a venire. Aspettiamo dunque anche l'impengo delle tante associazioni sportive disseminate per il territorio italiano che ben vorranno fare se il loro impegno ci aiuterà con altre presentazioni e la sottoscrizione degli intenti per raggiungere lo scopo del riconoscimento e sottoporlo all'UNESCO nella sua sede di Parigi. Per ogni dettaglio e nuova presentazione saremo lieti di accoglierVi al numero 338 3434344 o usando l'indirizzo email edizioni@neomediaitalia.it.

Alcune delle foto scattate a Bisceglie nel novembre del 2011
Quando con i vertici nazionale dell'Unesco, dell'Associazione Italiana Arbitri, con artisti, giornalisti ed un parterre di eccezione si è avviata la "missione" del libro di Francesco De Rosa e Pasquale D'Addato "Nino e il calcio di rigore". In quella occasione la presidente nazionale dell'Unesco assieme alla segreteria generale hanno ribadito la piena disponibilità del più importante e prestigioro organismo internazionale impegnato nella tutela di beni/patrimoni dell'Umanità affinchè si possa arrivare a riconoscore la figura dell'arbirto, per la prima volta nella storia dell'Unesco, patrimonio dell'Umanità nella sua figura giuridicadi garante, in ogni sport, delle regole e del sano agonismo.
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L'EVENTO DI BISCEGLIE DEL NOVEMBRE 2011...

Un breve contributo video per entrare nel cuore
del libro e del progetto: l'etica nella sport e nella vita.

Da Nino ai grandi campioni del nostro del nostro tempo con testimonianze e note, vicende liete e meno liete, passaggi di mano, esperienze tragiche, racconti di uomini che nei loro sport e in ogni epoca hanno rappresentato i coori dell'Italia, lo spirito dello sport, le contraddizioni di ogni vita.

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